Italia versus Cina nel settore Fashion and Textile

Raffinatezza dei tessuti e glamour per l’Italia

Se la Cina è il più grande fornitore di prodotti tessili e abbigliamento per l’industria della moda italiana, è altrettanto vero che l’Italia batte la Cina in termini di qualità, raffinatezza dei tessuti e glamour: non a caso il Made in Italy in campo moda è in crescita costante soprattutto se si parla di vendita di capi di abbigliamento di grandi marchi (Armani, Prada, D&G e Furla).

In generale, secondo i dati preliminari rilasciati dal Sistema Moda italiano, nel settembre 2016 si prevede che le esportazioni tessili e di abbigliamento in tutto il mondo raggiungano il 6%, per un valore complessivo di 30 miliardi di euro.
Concentrandosi solo sul mercato cinese, secondo i dati Istat, elaborati dal Sistema Moda italiano, la bilancia commerciale italiana rispetto alla Cina nel 2015 è stata in perdita di 200.000 milioni di euro. L’industria tessile ha visto un aumento delle importazioni del 10%, pari a 1 miliardo di € 430.000.000 (+ 11% in volume), e una diminuzione dell’ 1% a 320 milioni (-3,2% in quantità) per un saldo negativo di 125 milioni di euro.
Il settore dei tessuti per la casa, maglieria e accessori, ha mostrato un aumento delle importazioni del 10% a 5000 miliardi di euro e un aumento delle esportazioni del 13% pari a 900 milioni.
Nel 2016 le importazioni della Cina nel mondo potrebbero raggiungere 15.000 miliardi, in Italia al 2000 miliardi, dove il tessile contribuirebbe per 425 milioni di euro.

Quali sono i giudizi e i commenti di EGO International Group in merito?

Gli Export Manager dell’azienda riminese affermano: “E’ molto importante conoscere e valutare le norme circa le decisioni del governo cinese e le esportazioni italiane verso la Cina: il governo cinese ha ridotto in modo significativo i dazi all’importazione in Cina per alcuni beni di consumo, in particolare per la moda e l’abbigliamento.”

La Repubblica popolare cinese ha diminuito le aliquote dei dazi su alcuni articoli di abbigliamento, calzature, cosmetici, solari, pannolini e altri prodotti, al fine di incoraggiare i consumi e stimolare la crescita economica del paese.

Tale riduzione avrà quindi un effetto di spinta per il consumo cinese, spingendo l’importazione di prodotti Made in Italy (che al momento stanno nella rosa dei favoriti).

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