Vendere in Medio Oriente, Vendere in Medio Oriente: news dal mercato e dalla finanza islamici (fonti religiose e principi di base)

Abbiamo appreso informazioni, commenti, opinioni dagli esperti di export di EGO International Group.

Esportare in Medio Oriente e in particolare nei paesi islamici significa conoscere e rispettare i principi della “finanza islamica”, ovvero degli dispositivi finanziari che sono soggetti alla Shari’a, ovvero la legge islamica. Il settore economico del Medio Oriente e del Sud-Est Asiatico e dei Paesi del Golfo non ha risentito della crisi europea iniziata nel 2008, anzi ha recentemente conosciuto uno sviluppo notevole, circa del 15% per anno: difatti esso non presume nessun indebitamento, sistema di tassi di interesse o speculazione.

Ma quali fonti deve conoscere un imprenditore italiano che vuole espandere il proprio business nei paesi arabi?

Le fonti principali che stanno alla base del sistema economico-finanziario islamico sono il Corano (testo sacro contenente tutti i dettami imposti da Allah e tramandati a Maometto tramite l’Arcangelo Gabriele) e la Sunnah, ovvero la raccolta di tutti i consigli, le consuetudini e gli aneddoti tramandati da Maometto. In caso di letture non chiare, la legge è interpretata dai dei guru della teologia islamica (gli Ulama, per i Sunniti e gli Imam, per gli Sciiti).

Tutto si riconduce alla nascita della finanza islamica che viene fatta coincidere con la fondazione della Cassa di Risparmio di Mit Ghamr, piccolo villaggio egiziano, avvenuta nel 1963, basata su principi di credito cooperativo. Islamic Development Bank dell’Arabia Saudita (1975) e della Banca Islamica di Dubai (1975).

Il know-how di questi paesi deve essere a 360°: uno dei principi di base della finanza islamica è l’assenza totale di tassi di interesse (detti riba), esclusi dalla religione islamica: solo in alcuni paesi (Emirati, Kuwait, Oman, Qatar e Bahrain) c’è la distinzione fra persone fisiche e persone giuridiche, per cui non sono possibili per la persona privata ma solo per le aziende.

E’ fondamentale dunque capire che il denaro, nell’economia islamica, rappresenta soltanto un mezzo di scambio e non una variabile finanziaria. Ecco perché fare export nei paesi islamici è rischioso e difficile se non ci si affida a dei consulenti di export professionisti dell’ambito e con alle spalle un’esperienza e dei contatti già consolidati da anni.

Fare impresa nei Paesi islamici prescrive norme che hanno ricadute sul comportamento dei consumatori che possono costituire un ostacolo per le imprese che si rivolgono ai popoli e ai mercati musulmani se non ben conosciute. Oggigiorno l’economia “Made in Islam”, tra economia e finanza islamica, di fatto controlla gran parte dei mercati a più veloce crescita. In questo scenario il ruolo dei Paesi Arabi per l’export delle piccole e medie imprese italiane diventa fondamentale alla ricerca di una maggiore operatività delle imprese italiane sui mercati del Golfo e del Medio Oriente.

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Ausilio nelle operazioni doganali: Confindustria, ICE , SACE ed Agenzia delle Dogane collaborano per aiutare le PMI nelle attività di dogana

Il sistema economico italiano si basa sull’import-export di materie prime, semi lavorati, prodotti finiti, pertanto abbattere rischi, tempi e costi se si parla di operazioni doganali è rilevante. La cooperazione tra ICE, SACE e Agenzia Dogane ha come obiettivo attività di ausilio per le PMI. Grazie a questa collaborazione si conta che tra circa cinque anni si potranno abbattere controlli doganali fino all’ 80%.

Il progetto delle tre organizzazioni si chiama FAST EXPORT e prevede un piano formativo per ottenere le certificazioni AEO (Authorized Economic Operator) che consentono agevolazioni sulle procedure in dogana e quella AE (Approved Exporter) per godere del “dazio zero” con i Paesi con quali la Ue ha siglato degli accordi commerciali particolari come la Corea del Sud, la Cina e il Giappone.

Questa l’opinione e i commenti del Direttore Generale dell’ICE Roberto Luongo :“Siamo estremamente soddisfatti di poter dare avvio a questo progetto, che ci impegnerà nei prossimi anni come Ente organizzatore dell’intero ciclo di incontri formativi. Questa importante opportunità di sinergia tra ICE Agenzia, Confindustria e Agenzia delle Dogane permetterà alle nostre aziende impegnate nell’export di usufruire di un prodotto di formazione tecnico/specialistica di altissima qualità”.

La realtà secondo il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Giuseppe Peleggi: “Le dogane si dimostrano sia come oggetto positivo che negativo al commercio: sono attente a svolgere sia un’efficace azione di controllo al commercio illegale, sia a sostenere gli operatori economici nelle operazioni di import/export con i Paesi terzi”.

E con l’uscita del Regno Unito dall’UE? Cosa accade? Ecco le opinioni e i commenti degli esperti export di EGO International Group, azienda leader per l’internazionalizzazione delle PMI.
“Questo il panorama prospettato: dazi all’importazione, Iva più pesante e soprattutto con pagamento in liquidi alla dogana. La Brexit avrà conseguenze importanti anche sulla fiscalità degli scambi commerciali con i paesi dell’UE, sia sul piano dei  dazi doganali, sia  sui controlli sulle merci le modalità di applicazione dell’Iva all’importazione. I prezzi delle merci e dei prodotti aumenteranno inevitabilmente la libera circolazione delle merci (oltre che dei servizi, dei capitali e delle persone) verrà cancellata.”

Ausilio nelle operazioni doganali: Confindustria, ICE , SACE ed Agenzia delle Dogane collaborano per aiutare le PMI nelle attività di dogana

Il sistema economico italiano si basa sull’import-export di materie prime, semi lavorati, prodotti finiti, pertanto abbattere rischi, tempi e costi se si parla di operazioni doganali è rilevante. La cooperazione tra ICE, SACE e Agenzia Dogane ha come obiettivo attività di ausilio per le PMI. Grazie a questa collaborazione si conta che tra circa cinque anni si potranno abbattere controlli doganali fino all’ 80%.

Il progetto delle tre organizzazioni si chiama FAST EXPORT e prevede un piano formativo per ottenere le certificazioni AEO (Authorized Economic Operator) che consentono agevolazioni sulle procedure in dogana e quella AE (Approved Exporter) per godere del “dazio zero” con i Paesi con quali la Ue ha siglato degli accordi commerciali particolari come la Corea del Sud, la Cina e il Giappone.

Questa l’opinione e i commenti del Direttore Generale dell’ICE Roberto Luongo :“Siamo estremamente soddisfatti di poter dare avvio a questo progetto, che ci impegnerà nei prossimi anni come Ente organizzatore dell’intero ciclo di incontri formativi. Questa importante opportunità di sinergia tra ICE Agenzia, Confindustria e Agenzia delle Dogane permetterà alle nostre aziende impegnate nell’export di usufruire di un prodotto di formazione tecnico/specialistica di altissima qualità”.

La realtà secondo il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Giuseppe Peleggi: “Le dogane si dimostrano sia come oggetto positivo che negativo al commercio: sono attente a svolgere sia un’efficace azione di controllo al commercio illegale, sia a sostenere gli operatori economici nelle operazioni di import/export con i Paesi terzi”.

E con l’uscita del Regno Unito dall’UE? Cosa accade? Ecco le opinioni e i commenti degli esperti export di EGO International Group, azienda leader per l’internazionalizzazione delle PMI.
“Questo il panorama prospettato: dazi all’importazione, Iva più pesante e soprattutto con pagamento in liquidi alla dogana. La Brexit avrà conseguenze importanti anche sulla fiscalità degli scambi commerciali con i paesi dell’UE, sia sul piano dei  dazi doganali, sia  sui controlli sulle merci le modalità di applicazione dell’Iva all’importazione. I prezzi delle merci e dei prodotti aumenteranno inevitabilmente la libera circolazione delle merci (oltre che dei servizi, dei capitali e delle persone) verrà cancellata.”

Uno sguardo sulle PMI: orientamenti innovativi verso il mercato globale

In controtendenza rispetto a varie classifiche europee, le imprese italiane presentano una buona propensione ad innovare il sistema economico nazionale al fine di favorire una crescita delle opportunità di business.

La ricerca, condotta dall’Istat su un campione di circa 2000 aziende nel periodo 2014-2015, ha l’obiettivo di verificare la propensione delle PMI a ricercare in modo stabile strategie e processi verso l’innovazione.

Ma in che modo le PMI promuovono l’innovazione in Italia?

Contrariamente agli altri Paese Europei, l’Italia presenta una capacità di innovazione molto elevata, che deriva in gran parte dal contributo delle PMI e dalla loro grande volontà di innovare e innovarsi di continuo.

Il Bel Paese è diverso: a differenza del Regno Unito, Germania, Francia e Austria, dove il contributo delle grandi aziende e multinazionali è dominante,  in Italia si osserva un sostanziale equilibrio tra le risorse investite in innovazione dalle PMI (51%) e dalle grandi aziende (49%).

L’Italia investe all’anno in innovazione circa  € 17 miliardi, di cui ben € 10 miliardi sono a carico delle PMI. Un dato rilevate, soprattutto se paragonato con quello della Germania, dove le PMI hanno investito in innovazione € 10 miliardi.

La ricerca sottolinea come il settore dell’innovazione venga percepito come key-point dalle PMI non solo attraverso gli investimenti nella ricerca e sviluppo, ma anche nella possibilità di acquisire know how e macchinari innovativi, nella creatività e capacità di invenzione e azione delle imprese.

Si tratta di un processo  trasversale e integrato, che non si limita ai beni e servizi, ma vede un ambito ben più ampio che va dai prodotti ai processi/lavorazioni, dai rapporti commerciali interni a quelli esterni, in particolare per tutte le imprese facenti parte del settore manifatturiero.
Tra il 2014 e il 2015 hanno più assiduamente introdotto innovazioni le aziende della meccanica, dell’elettronica e dell’automotive, seguite dall’alimentare, dal settore moda e arredamento.

L’analisi Istat ha indicato 3 principali categorie di PMI, ad alta, media e bassa innovazione.
Le PMI con un alto tasso di innovazione hanno registrato una crescita maggiore rispetto alle altre, con incrementi del fatturato e dell’occupazione di ben 30% rispetto alle altre, un aumento della capacità produttiva e un migliore utilizzo delle risorse umane.

Le imprese a maggior tasso di innovazione tendono ad operare in sinergia con altre aziende facendo parte di business networks e reti aziendali.

La ricerca ha così rilevato la presenza di numerose aziende propense ad operare nella direzione dell’innovazione, ma non pienamente consapevoli del proprio potenziale, che necessitano di un supporto affinché riescano ad implementare un progetto di innovazione proficuo e continuativo.

Made in Italy: aperto il bando Ocm Vino circa la promozione sui dei Paesi terzi

Partono le richieste per poter partecipare al bando “Ocm Vino promozione sui mercati dei Paesi terzi” con lo scopo di valorizzare il prodotto di punta Made in Italy nei paesi extra-europei. La campagna 2016/2017 è appena iniziata e prevede un ammontare complessivo di risorse pari a 100 milioni all’anno per tre anni, con investimenti sia a livello nazionale che regionale.

Fra le iniziative stanziate dal seguente bando troviamo:

  • Azioni di informazione, comunicazione e PR;
  • Formazione attiva e continua rivolta agli addetti del settore e a coloro che lavorano nel campo Horeca;
  • Ausilio nella scrittura di articoli circa il settore agroalimentare attraverso contatti con Uffici Stampa;
  • Strumenti web: aggiornamento siti Internet, ausilio nell’uso dei social network al fine di orientare la scelta dei consumatori verso i prodotti di punta di ogni azienda;
  • Campagne Media (tv, stampa, radio, internet, ecc.);
  • Fiere e convegni/seminari nazionali e internazionali: attraverso la presenza delle aziende Made in Italy in fiere di settore si ha una maggiore probabilità di incontrare committenti esteri e dal punto di vista del marketing si nota anche una crescita a livello di brand image, reputation e awareness
  • Attività di ricerche qualitative e quantitative, statistiche circa il livello di penetrazione dei prodotti oggetto di promozione sui diversi mercati target.

Come funzionano i finanziamenti?

I finanziamenti dell’UE sono pari al 50% delle spese sostenute per svolgere le azioni proposte dal bando. Il tutto deve essere integrato con fondi nazionali e regionali con un ulteriore importo che deve essere almeno del 5%.

L’obiettivo ultimo dell’OCM  è quello di potenziare l’export e stimolare l’apertura di nuovi mercati e anche elevare il livello di qualità dei vini italiani che registrano apprezzamenti di grande valore da tutta Europa e anche da paesi extra Europei.

Uno dei soci fondatori di EGO International, azienda leader nel settore export e dell’internazionalizzazione afferma:“Le PMI devono continuare a sostenere al meglio i propri prodotti vinicoli sui mercati internazionali, cercando di investire e attuare buone strategie di marketing. C’è molto lavoro ancora da fare, ma va anche detto che negli ultimi anni l’Italia ha di gran lunga superato i fatturati della Francia. Merito dei nostri produttori che hanno saputo puntare con decisione sulla qualità e l’eccellenza delle materie prime, aprendosi a nuovi mercati come gli Stati Uniti, l’Australia e gli EAU”.

Grandi rapporti internazionali tra Italia e Ucraina

Negli ultimi dieci anni, gli scambi tra Ucraina e Italia sono aumentati in modo crescente, raggiungendo circa 6 miliardi di euro nel 2012. Dal 2016 l’Italia è diventata il partner numero uno per i paesi che esportano verso l’Ucraina (Francia e Germania stanno al secondo e terzo posto).

Come viene percepito il Made in Italy in Ucraina?

Il Bel Paese è percepito come un paese ricco a livello culturale e gastronomico. E’ il mondo in cui moderno e antico si confondono, in cui l’arte e l’estetica fanno da padrone. Non a caso l’Italia conta una buona comunità ucraina, quarta rispetto le altre comunità straniere in Italia.

Il Made in Italy è percepito come un prodotto di alta qualità, eleganza e raffinatezza: dal cibo all’abbigliamento fino alle calzature,  alle attrezzature industriali e soluzioni ingegneristiche. Anche il mercato dei medical devices e dei componenti di macchine adibite alla biomedicina sta crescendo anno dopo anno.

Il free trade anche in Ucraina

Un dato significativo degli ultimi due anni è che è finalmente entrato in vigore un importante accordo sulla costituzione Area a Commercio Libero (FTA) che prevede la libera commercializzazione con una netta diminuzione sui dazi e senza tasse per tutte le merci che vengono importate in Ucraina.

Quali sono le difficoltà principali per chi vuole fare business in Ucraina?

Forse tra le principali difficoltà riscontrate dai partner stranieri c’è la mancanza di comprensione delle caratteristiche del mercato ucraino, della cultura e della politica. Facciamo un esempio: l’Ucraina è un grande produttore l’olio di girasole e sostituirlo con l’olio d’oliva italiano è un grande sforzo che l’Italia sta facendo. Da ricordare che un fondamentale prerequisito per un ingresso efficiente sul mercato ucraino sta nello studiare la sua peculiarità. L’Export Manager A., che lavora presso la nota azienda leader per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, la EGO International Group, afferma che per ciò che  riguarda gli imprenditori che vogliono investire in questo paese,  il massimo sostegno si può ottenere collaborando a  progetti di iniziativa regionale, i quali vengono realizzati sotto il patrocinio delle ambasciate.

Perché un imprenditore italiano dovrebbe scegliere l’Ucraina come paese d’esportazione?

Intanto, la Banca Mondiale ha previsto una crescita del PIL nazionale di circa il 3% nel 2017. I vantaggi del paese sono  molteplici e vanno sfruttati con giusti investimenti e strategie di business: questi includono basso costo della vita e, di conseguenza, bassi salari ma alta professionalità e qualificazione dei lavoratori ucraini. Aggiungendo a questi elementi l’esperienza, le tecnologie e il know-how dell’Italia si potrebbe implementare una collaborazione assai proficua.
Come affermano i dati dell’ICE, in Ucraina si riscontra la presenza di numerose ed importanti imprese del Made in Italy: oltre 300 aziende italiane operano in Ucraina, soprattutto nei settori alimentare, tessile, fashion, arredamento ed edilizia. I prodotti più richiesti sono: calzature, pelletteria, vino, alimenti DOP e IGP regionali e locali, cosmetici, mobili, ceramica per piastrelle e altro ed elettrodomestici. Anche in campo industriale i macchinari e le soluzioni italiane sono molto apprezzate, soprattutto in capo meccanico, aut motive e chimico.

Investire la propria attività in Lousiana: una nuova opportunità per le PMI

Lo stato della  Lousiana deve il suo nome a un esploratore francese, René Robert Cavelier de La Salle che ha voluto fare un omaggio al re francese Luigi XIV. Lo stato tra il 1700 e il 1800 aveva un’estensione territoriale molto considerevole che si estendeva dal Missisippi fino al Quebec.

La composizione del territorio è collinare, fatta di boschi e prati, di una vasta area pianeggiante ed è attraversato dal fiume Mississippi che percorre il territorio nazionale da nord a sud. Il clima è sub-tropicale molto umido, con pericoli di uragani e torndo tutto l’anno.

La capitale, Baton Rouge, è sede delle rinomate università della Louisiana University e della Southern University,  anche se le città più popolare New Orleans con oltre 500.000 abitanti. Nello stato si parla sia l’inglese che il francese.

L’economia del Paese si basa principalmente sul settore agricolo che conta piantagioni di cotone, patate, soia e riso sia sul settore industriale circa la lavorazione del legno, sia in campo chimico, metalmeccanico, alimentare e petrolifero.

Come mostra una ricerca dell’ICE, l’economia dello Stato prevede che ci saranno delle buone performance a livello industriale che porteranno ad un innalzamento del tasso di occupazione e del PIL statale.

Secondo le opinioni e i commenti del Direttore degli Export Manger di EGO International , “negli ultimi cinque anni i legami di questo Stato con l’Italia si sono rafforzati, grazie anche a una numerosa comunità italiana che oggi conta il 20% degli abitanti. I rapporti internazionali Italia-Lousiana sono ottimi: il Belpaese esporta soprattutto acciaio, prodotti in ferro e vino bianco e rosso, d’altra parte la Lousiana ci vende petrolio , metalli per l’industria manifatturiera e prodotti chimici.
Ci sono buonissime prospettive per tutte quelle PMI che hanno intenzione di esportare in questo Stato. I margini di miglioramento per aumentare la presenza e volumi di interscambio ci sono, inoltre anche la presenza di un governo proattivo e disponibile al mercato dell’import-export dona una buona spinta a chi decide di investire in Lousiana.”