Ausilio nelle operazioni doganali: Confindustria, ICE , SACE ed Agenzia delle Dogane collaborano per aiutare le PMI nelle attività di dogana

Il sistema economico italiano si basa sull’import-export di materie prime, semi lavorati, prodotti finiti, pertanto abbattere rischi, tempi e costi se si parla di operazioni doganali è rilevante. La cooperazione tra ICE, SACE e Agenzia Dogane ha come obiettivo attività di ausilio per le PMI. Grazie a questa collaborazione si conta che tra circa cinque anni si potranno abbattere controlli doganali fino all’ 80%.

Il progetto delle tre organizzazioni si chiama FAST EXPORT e prevede un piano formativo per ottenere le certificazioni AEO (Authorized Economic Operator) che consentono agevolazioni sulle procedure in dogana e quella AE (Approved Exporter) per godere del “dazio zero” con i Paesi con quali la Ue ha siglato degli accordi commerciali particolari come la Corea del Sud, la Cina e il Giappone.

Questa l’opinione e i commenti del Direttore Generale dell’ICE Roberto Luongo :“Siamo estremamente soddisfatti di poter dare avvio a questo progetto, che ci impegnerà nei prossimi anni come Ente organizzatore dell’intero ciclo di incontri formativi. Questa importante opportunità di sinergia tra ICE Agenzia, Confindustria e Agenzia delle Dogane permetterà alle nostre aziende impegnate nell’export di usufruire di un prodotto di formazione tecnico/specialistica di altissima qualità”.

La realtà secondo il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Giuseppe Peleggi: “Le dogane si dimostrano sia come oggetto positivo che negativo al commercio: sono attente a svolgere sia un’efficace azione di controllo al commercio illegale, sia a sostenere gli operatori economici nelle operazioni di import/export con i Paesi terzi”.

E con l’uscita del Regno Unito dall’UE? Cosa accade? Ecco le opinioni e i commenti degli esperti export di EGO International Group, azienda leader per l’internazionalizzazione delle PMI.
“Questo il panorama prospettato: dazi all’importazione, Iva più pesante e soprattutto con pagamento in liquidi alla dogana. La Brexit avrà conseguenze importanti anche sulla fiscalità degli scambi commerciali con i paesi dell’UE, sia sul piano dei  dazi doganali, sia  sui controlli sulle merci le modalità di applicazione dell’Iva all’importazione. I prezzi delle merci e dei prodotti aumenteranno inevitabilmente la libera circolazione delle merci (oltre che dei servizi, dei capitali e delle persone) verrà cancellata.”

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Ausilio nelle operazioni doganali: Confindustria, ICE , SACE ed Agenzia delle Dogane collaborano per aiutare le PMI nelle attività di dogana

Il sistema economico italiano si basa sull’import-export di materie prime, semi lavorati, prodotti finiti, pertanto abbattere rischi, tempi e costi se si parla di operazioni doganali è rilevante. La cooperazione tra ICE, SACE e Agenzia Dogane ha come obiettivo attività di ausilio per le PMI. Grazie a questa collaborazione si conta che tra circa cinque anni si potranno abbattere controlli doganali fino all’ 80%.

Il progetto delle tre organizzazioni si chiama FAST EXPORT e prevede un piano formativo per ottenere le certificazioni AEO (Authorized Economic Operator) che consentono agevolazioni sulle procedure in dogana e quella AE (Approved Exporter) per godere del “dazio zero” con i Paesi con quali la Ue ha siglato degli accordi commerciali particolari come la Corea del Sud, la Cina e il Giappone.

Questa l’opinione e i commenti del Direttore Generale dell’ICE Roberto Luongo :“Siamo estremamente soddisfatti di poter dare avvio a questo progetto, che ci impegnerà nei prossimi anni come Ente organizzatore dell’intero ciclo di incontri formativi. Questa importante opportunità di sinergia tra ICE Agenzia, Confindustria e Agenzia delle Dogane permetterà alle nostre aziende impegnate nell’export di usufruire di un prodotto di formazione tecnico/specialistica di altissima qualità”.

La realtà secondo il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Giuseppe Peleggi: “Le dogane si dimostrano sia come oggetto positivo che negativo al commercio: sono attente a svolgere sia un’efficace azione di controllo al commercio illegale, sia a sostenere gli operatori economici nelle operazioni di import/export con i Paesi terzi”.

E con l’uscita del Regno Unito dall’UE? Cosa accade? Ecco le opinioni e i commenti degli esperti export di EGO International Group, azienda leader per l’internazionalizzazione delle PMI.
“Questo il panorama prospettato: dazi all’importazione, Iva più pesante e soprattutto con pagamento in liquidi alla dogana. La Brexit avrà conseguenze importanti anche sulla fiscalità degli scambi commerciali con i paesi dell’UE, sia sul piano dei  dazi doganali, sia  sui controlli sulle merci le modalità di applicazione dell’Iva all’importazione. I prezzi delle merci e dei prodotti aumenteranno inevitabilmente la libera circolazione delle merci (oltre che dei servizi, dei capitali e delle persone) verrà cancellata.”

Startup italiane 2017: come intervenire?

Buone notizie per le startup Made in Italy, poiché sono in arrivo grandi investimenti da parte del Ministero dello Sviluppo Economico italiano.

In un’ultima intervista il Ministro Calenda ha fatto diversi commenti circa l’”Industria 4.0” e in particolar modo ha esplicato quali strumenti utilizzare per poter favorire la digitalizzazione delle filiere industriali italiane.

Cosa si intende per Industria 4.0? E’ un termine che deriva dalla quarta rivoluzione industriale che ha preso avvio negli anni ’70 con la nascita dell’informatica, aprendosi ai giorni nostri alla digitalizzazione delle industrie su cui però ci sono opinioni discordanti: alcuni ne parlano come una minaccia ed altri, al contrario, la ritengono un’opportunità da non perdere per sostenere l’occupazione e la crescita di affari nazionali e internazionali.

L’opinione del Ministro è stata estremamente positiva: “si tratta di un’opportunità irrinunciabile per riposizionare le aziende e dare linfa alle nuove proposte. Inoltre non credo è che Industria 4.0 sia sfavorente per le PMI anzi è un’occasione di poter trovare nuovi committenti esteri interessati al Made in Italy di qualità. L’unico rischio  è quello di non riuscire a cogliere il cambiamento repentino perché se l’Europa non sarà in grado di  sfruttare la trasformazione digitale, le perdite potenziali della non digitalizzazione per i Paesi Ue potranno ingenti somme di denaro entro il 2018”.

Quali sono allora le misure che le PMI devono adottare?

Le intenzioni di Calenda sono quelle di individuare un pacchetto di misure che intervengano su cinque aree d’intervento specifiche:

  • Investire sull’innovazione: è assolutamente fondamentale spingere le imprese italiane ad investire nell’analisi dei big data al fine di raccogliere tutte le informazioni utili a costruire nuovi modelli di business per poi poterli esportare all’estero.
  • Dare priorità ai fattori innovativi aziendali: in tal senso si sta riflettendo su alcuni interventi che mirano a rafforzare le infrastrutture di connettività e ridurre il digital divide delle PMI valorizzando alcune aree come la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica.
  • Digitalizzare, ma non solo creare un metodo standard al fine di attuare una comunicazione facile e veloce: un fattore che potrebbe notevolmente ostacolare la crescita delle startup è la mancanza di standardizzazione e capacità di comunicare attraverso le nuove piattaforme.
  • Agevolare i rapporti di lavoro, incentivando i dipendenti, raggiungendo produttività e soddisfazione: sono già in atto agevolazioni fiscali che incentivano le PMI a produrre dei “salari di produttività”

Intervista alla Chief Business Officer di SACE

Oggi vi riportiamo un’interessante intervista di Alessandra Ricci, Chief Business Officer di SACE, esperta in finanza e tributi. L’intervista (sul Sole 24 Ore) offre spunti interessanti per comprendere come si struttura il sostegno finanziario alle PMI italiane e quanto sono competitive le nostre realtà imprenditoriali nel panorama estero.

  1. Qual è il ruolo di SACE tra l’Italia e il Paese Estero di interesse?

SACE dà sostengo all’export è all’internazionalizzazione, assiste le imprese italiane nel loro processo di crescita  guidandole nella scelta dei mercati più proficui e nella gestione dei rischi connessi alla scelta di esportare in paesi dove ci sono chiusure politiche, economiche e sociali.

L’export rappresenta infatti una delle più grandi opportunità per il Bel Paese, ma a volte che presenta rischi e problematiche complicate da rendere utile l’adozione di strumenti finanziari per esportare in piena sicurezza.

Nel 2015 le operazioni di Sace hanno raggiunto gli 80 miliardi di euro, metà dei quali riferiti a operazioni di export e internazionalizzazione.

  1. Come procede la collaborazione tra SACE e SIMEST?

La collaborazione è buona e sta dando ottimi frutti. Dal 2015 i due enti stanno cercando di creare una“porta unica” per l’export, difatti sono già partiti diversi incontri b2b in varie città italiane e che hanno come scopo principale quello di presentare il nuovo servizio correlato tra le due realtà.

  1. Che servizio finanziario e assicurativo fornisce l’organizzazione alle imprese del Made in Italy?

Le esigenze delle PMI in materia di export e internazionalizzazione sono cambiate nel corso degli anni. Dalla semplice protezione dei crediti all’esportazione, si sono spostate verso richieste di strumenti assicurativi e finanziari sempre più complessi. SACE è un supporto a tutte quelle imprese che, una volta affidatesi a uffici esteri o a consulenti di export, richiedono un supporto circa le normative e gli strumenti base per iniziare a fare business all’estero: si parla di protezione del credito e degli strumenti che facilitano l’accesso al credito del le giuste garanzie per vincere commesse o appalti all’estero, ai più recenti servizi di advisory, che offrono attività di business matching sia per i paesi europei che per quelli exyta-europei.

Un commento da parte del capo degli Export Manager di Ego International Group: le aziende italiane oggi sono competitive all’estero? C’è un settore in particolare che realizza maggiore profit e uno su cui l’Italia deve ancora investire?

La competitività del Made in Italy nel mondo, spesso associata alla qualità delle produzioni, può essere sicuramente sviluppata e rafforzata. Questo è il mestiere di EGO International Group. Sebbene la percezione del Made in Italy, all’estero come in Italia, sia molto legata ai beni di consumo tradizionali (prodotti agroalimentari, fashion, design), in realtà sono i beni industriali, e in particolare l’ingegneria meccanica, a fare da grande traino per l’export italiano e ad avere davanti a sé il maggior potenziale di crescita internazionale. Oggigiorno l’export di soluzioni meccaniche ha raggiunto il 21% sull’export totale di beni italiani e, secondo le previsioni SACE, potrebbe raggiungere anche il 34% nei prossimi due anni. Le caratteristiche peculiari delle imprese della meccanica strumentale sono

  • l’elevata propensione all’export e ai rapporti veloci, facili che si instaurano con l’Italia
  • l’evidente concentrazione produttiva nel Nord Italia (Veneto, Lombardia ed Emilia romagna ne fanno da padrone)
  • la ridotta dimensione e struttura aziendale, che si combina con buoni risultati sotto il profilo della produttività grazie a un’alta qualità a prezzi competitivi

Nuove opportunità di export per l’Italia nella Repubblica Domenicana

Nota per le sue spiagge di sabbia bianca fine, l’accoglienza dei suoi cittadini e per i suoi fantastici paesaggi naturali e paradisiaci che attraggono turisti da tutto il mondo. Tuttavia non si tratta solo di una realtà edenica dal punto di vista delle vacanze o svago ma si un vero e proprio stato ricco di opportunità di business che, se studiate ed analizzate grazie a un ufficio estero in outsourcing come EGO International Group, azienda leader nei servizi per l’internazionalizzazione delle PMI , possono costituire uno sbocco commerciale di una certa rilevanza per imprese ed investitori internazionali.

Come spiega il capo degli Export manager di EGO International Group, la Repubblica Domenicana offre occasioni di export di elevata qualità, una posizione geografica strategica ma soprattutto ‪una stabilità economica, sociale e politica rispetto a molti paesi dell’America Latina.

La popolazione dell’isola conta solo 9 milioni di abitanti e la capitale è Santo Domingo. Lo Stato è una democrazia ed è attualmente guidato dal capo dello stato Danilo Plutarco Medina Sánchez, recentemente.

Il clima molto caldo, ma non del tutto secco, rende il territorio fertile per la coltivazione di cereali, frutta e ortaggi.

C’è da dire che per chi volesse investire ed esportare nella  Repubblica Domenicana il sistema dei trasporti è molto efficiente:

  • 8 aeroporti internazionali;
  • 12 porti marittimi e 5 porti per crociere;
  • una rete stradale ed autostradale ben fornita.

Investire nel Paese è vantaggioso anche per le molteplici agevolazioni date in campo normativo soprattutto nei confronti degli stranieri che vogliono investire all’estero. Difatti numerose società italiane si sono affermate sul territorio domenicano specialmente nei seguenti settori: comunicazione, trasporti, turismo e settore industriale (chimica, meccanica, ingegneria).

La popolazione domenicana nota  un forte apprezzamento per i prodotti del Made in Italy specialmente nei comparti Food, Fashion, Design e Automotive di lusso.

Ottimi dati e prospettive dal governo dello stato repubblicano: nel 2015 il PIL è cresciuto fino al 10% rispetto all’anno scorso, il Paese ha inoltre prodotto ricchezza per quasi 80 miliardi di dollari.

Le opportunità di investimento maggiori si vedono nel settore dei servizi, industriale e artigianale, infrastrutture, agricoltura ed energia. Certamente anche il settore turistico, che produce 7 miliardi annui di PIL, mostra opportunità interessanti per le PMI che vogliono investire in questo paese.

Uno sguardo sulle PMI: orientamenti innovativi verso il mercato globale

In controtendenza rispetto a varie classifiche europee, le imprese italiane presentano una buona propensione ad innovare il sistema economico nazionale al fine di favorire una crescita delle opportunità di business.

La ricerca, condotta dall’Istat su un campione di circa 2000 aziende nel periodo 2014-2015, ha l’obiettivo di verificare la propensione delle PMI a ricercare in modo stabile strategie e processi verso l’innovazione.

Ma in che modo le PMI promuovono l’innovazione in Italia?

Contrariamente agli altri Paese Europei, l’Italia presenta una capacità di innovazione molto elevata, che deriva in gran parte dal contributo delle PMI e dalla loro grande volontà di innovare e innovarsi di continuo.

Il Bel Paese è diverso: a differenza del Regno Unito, Germania, Francia e Austria, dove il contributo delle grandi aziende e multinazionali è dominante,  in Italia si osserva un sostanziale equilibrio tra le risorse investite in innovazione dalle PMI (51%) e dalle grandi aziende (49%).

L’Italia investe all’anno in innovazione circa  € 17 miliardi, di cui ben € 10 miliardi sono a carico delle PMI. Un dato rilevate, soprattutto se paragonato con quello della Germania, dove le PMI hanno investito in innovazione € 10 miliardi.

La ricerca sottolinea come il settore dell’innovazione venga percepito come key-point dalle PMI non solo attraverso gli investimenti nella ricerca e sviluppo, ma anche nella possibilità di acquisire know how e macchinari innovativi, nella creatività e capacità di invenzione e azione delle imprese.

Si tratta di un processo  trasversale e integrato, che non si limita ai beni e servizi, ma vede un ambito ben più ampio che va dai prodotti ai processi/lavorazioni, dai rapporti commerciali interni a quelli esterni, in particolare per tutte le imprese facenti parte del settore manifatturiero.
Tra il 2014 e il 2015 hanno più assiduamente introdotto innovazioni le aziende della meccanica, dell’elettronica e dell’automotive, seguite dall’alimentare, dal settore moda e arredamento.

L’analisi Istat ha indicato 3 principali categorie di PMI, ad alta, media e bassa innovazione.
Le PMI con un alto tasso di innovazione hanno registrato una crescita maggiore rispetto alle altre, con incrementi del fatturato e dell’occupazione di ben 30% rispetto alle altre, un aumento della capacità produttiva e un migliore utilizzo delle risorse umane.

Le imprese a maggior tasso di innovazione tendono ad operare in sinergia con altre aziende facendo parte di business networks e reti aziendali.

La ricerca ha così rilevato la presenza di numerose aziende propense ad operare nella direzione dell’innovazione, ma non pienamente consapevoli del proprio potenziale, che necessitano di un supporto affinché riescano ad implementare un progetto di innovazione proficuo e continuativo.

Made in Italy: aperto il bando Ocm Vino circa la promozione sui dei Paesi terzi

Partono le richieste per poter partecipare al bando “Ocm Vino promozione sui mercati dei Paesi terzi” con lo scopo di valorizzare il prodotto di punta Made in Italy nei paesi extra-europei. La campagna 2016/2017 è appena iniziata e prevede un ammontare complessivo di risorse pari a 100 milioni all’anno per tre anni, con investimenti sia a livello nazionale che regionale.

Fra le iniziative stanziate dal seguente bando troviamo:

  • Azioni di informazione, comunicazione e PR;
  • Formazione attiva e continua rivolta agli addetti del settore e a coloro che lavorano nel campo Horeca;
  • Ausilio nella scrittura di articoli circa il settore agroalimentare attraverso contatti con Uffici Stampa;
  • Strumenti web: aggiornamento siti Internet, ausilio nell’uso dei social network al fine di orientare la scelta dei consumatori verso i prodotti di punta di ogni azienda;
  • Campagne Media (tv, stampa, radio, internet, ecc.);
  • Fiere e convegni/seminari nazionali e internazionali: attraverso la presenza delle aziende Made in Italy in fiere di settore si ha una maggiore probabilità di incontrare committenti esteri e dal punto di vista del marketing si nota anche una crescita a livello di brand image, reputation e awareness
  • Attività di ricerche qualitative e quantitative, statistiche circa il livello di penetrazione dei prodotti oggetto di promozione sui diversi mercati target.

Come funzionano i finanziamenti?

I finanziamenti dell’UE sono pari al 50% delle spese sostenute per svolgere le azioni proposte dal bando. Il tutto deve essere integrato con fondi nazionali e regionali con un ulteriore importo che deve essere almeno del 5%.

L’obiettivo ultimo dell’OCM  è quello di potenziare l’export e stimolare l’apertura di nuovi mercati e anche elevare il livello di qualità dei vini italiani che registrano apprezzamenti di grande valore da tutta Europa e anche da paesi extra Europei.

Uno dei soci fondatori di EGO International, azienda leader nel settore export e dell’internazionalizzazione afferma:“Le PMI devono continuare a sostenere al meglio i propri prodotti vinicoli sui mercati internazionali, cercando di investire e attuare buone strategie di marketing. C’è molto lavoro ancora da fare, ma va anche detto che negli ultimi anni l’Italia ha di gran lunga superato i fatturati della Francia. Merito dei nostri produttori che hanno saputo puntare con decisione sulla qualità e l’eccellenza delle materie prime, aprendosi a nuovi mercati come gli Stati Uniti, l’Australia e gli EAU”.