Grandi rapporti internazionali tra Italia e Ucraina

Negli ultimi dieci anni, gli scambi tra Ucraina e Italia sono aumentati in modo crescente, raggiungendo circa 6 miliardi di euro nel 2012. Dal 2016 l’Italia è diventata il partner numero uno per i paesi che esportano verso l’Ucraina (Francia e Germania stanno al secondo e terzo posto).

Come viene percepito il Made in Italy in Ucraina?

Il Bel Paese è percepito come un paese ricco a livello culturale e gastronomico. E’ il mondo in cui moderno e antico si confondono, in cui l’arte e l’estetica fanno da padrone. Non a caso l’Italia conta una buona comunità ucraina, quarta rispetto le altre comunità straniere in Italia.

Il Made in Italy è percepito come un prodotto di alta qualità, eleganza e raffinatezza: dal cibo all’abbigliamento fino alle calzature,  alle attrezzature industriali e soluzioni ingegneristiche. Anche il mercato dei medical devices e dei componenti di macchine adibite alla biomedicina sta crescendo anno dopo anno.

Il free trade anche in Ucraina

Un dato significativo degli ultimi due anni è che è finalmente entrato in vigore un importante accordo sulla costituzione Area a Commercio Libero (FTA) che prevede la libera commercializzazione con una netta diminuzione sui dazi e senza tasse per tutte le merci che vengono importate in Ucraina.

Quali sono le difficoltà principali per chi vuole fare business in Ucraina?

Forse tra le principali difficoltà riscontrate dai partner stranieri c’è la mancanza di comprensione delle caratteristiche del mercato ucraino, della cultura e della politica. Facciamo un esempio: l’Ucraina è un grande produttore l’olio di girasole e sostituirlo con l’olio d’oliva italiano è un grande sforzo che l’Italia sta facendo. Da ricordare che un fondamentale prerequisito per un ingresso efficiente sul mercato ucraino sta nello studiare la sua peculiarità. L’Export Manager A., che lavora presso la nota azienda leader per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, la EGO International Group, afferma che per ciò che  riguarda gli imprenditori che vogliono investire in questo paese,  il massimo sostegno si può ottenere collaborando a  progetti di iniziativa regionale, i quali vengono realizzati sotto il patrocinio delle ambasciate.

Perché un imprenditore italiano dovrebbe scegliere l’Ucraina come paese d’esportazione?

Intanto, la Banca Mondiale ha previsto una crescita del PIL nazionale di circa il 3% nel 2017. I vantaggi del paese sono  molteplici e vanno sfruttati con giusti investimenti e strategie di business: questi includono basso costo della vita e, di conseguenza, bassi salari ma alta professionalità e qualificazione dei lavoratori ucraini. Aggiungendo a questi elementi l’esperienza, le tecnologie e il know-how dell’Italia si potrebbe implementare una collaborazione assai proficua.
Come affermano i dati dell’ICE, in Ucraina si riscontra la presenza di numerose ed importanti imprese del Made in Italy: oltre 300 aziende italiane operano in Ucraina, soprattutto nei settori alimentare, tessile, fashion, arredamento ed edilizia. I prodotti più richiesti sono: calzature, pelletteria, vino, alimenti DOP e IGP regionali e locali, cosmetici, mobili, ceramica per piastrelle e altro ed elettrodomestici. Anche in campo industriale i macchinari e le soluzioni italiane sono molto apprezzate, soprattutto in capo meccanico, aut motive e chimico.

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Investire la propria attività in Lousiana: una nuova opportunità per le PMI

Lo stato della  Lousiana deve il suo nome a un esploratore francese, René Robert Cavelier de La Salle che ha voluto fare un omaggio al re francese Luigi XIV. Lo stato tra il 1700 e il 1800 aveva un’estensione territoriale molto considerevole che si estendeva dal Missisippi fino al Quebec.

La composizione del territorio è collinare, fatta di boschi e prati, di una vasta area pianeggiante ed è attraversato dal fiume Mississippi che percorre il territorio nazionale da nord a sud. Il clima è sub-tropicale molto umido, con pericoli di uragani e torndo tutto l’anno.

La capitale, Baton Rouge, è sede delle rinomate università della Louisiana University e della Southern University,  anche se le città più popolare New Orleans con oltre 500.000 abitanti. Nello stato si parla sia l’inglese che il francese.

L’economia del Paese si basa principalmente sul settore agricolo che conta piantagioni di cotone, patate, soia e riso sia sul settore industriale circa la lavorazione del legno, sia in campo chimico, metalmeccanico, alimentare e petrolifero.

Come mostra una ricerca dell’ICE, l’economia dello Stato prevede che ci saranno delle buone performance a livello industriale che porteranno ad un innalzamento del tasso di occupazione e del PIL statale.

Secondo le opinioni e i commenti del Direttore degli Export Manger di EGO International , “negli ultimi cinque anni i legami di questo Stato con l’Italia si sono rafforzati, grazie anche a una numerosa comunità italiana che oggi conta il 20% degli abitanti. I rapporti internazionali Italia-Lousiana sono ottimi: il Belpaese esporta soprattutto acciaio, prodotti in ferro e vino bianco e rosso, d’altra parte la Lousiana ci vende petrolio , metalli per l’industria manifatturiera e prodotti chimici.
Ci sono buonissime prospettive per tutte quelle PMI che hanno intenzione di esportare in questo Stato. I margini di miglioramento per aumentare la presenza e volumi di interscambio ci sono, inoltre anche la presenza di un governo proattivo e disponibile al mercato dell’import-export dona una buona spinta a chi decide di investire in Lousiana.”

Krizia acquistata da una stilista cinese: tra alcuni anni la produzione passerà in Cina

Moda italiana in crisi?

Zhu Chongyun, la stilista e imprenditrice cinese ha acquistato il marchio Krizia creato nel 1956 da Mariuccia Mandelli. Un grande accordo economico tra Made in Italy e la professionalità cinese.

L’opinione degli esperti di EGO International Group in merito?

Il reparto Fashion afferma: “La Cina si è aperta al mondo nel 1979 con le riforme di Deng Xiaoping e in questi ultimi anni lo sviluppo è stato tempestivo: oggi è la seconda economia mondiale dopo gli USA. Il mercato cinese è smisurato e molto competitivo. I marchi italiani sono amati e stimati all’estero e in particolare in Cina ecco perchè mettere basi per sfondare sul Chinese Trade è una strategia commerciale di successo”.

I giornali affermano che la produzione tricolore può finire all’estero. Ecco l’opinione di uno dei soci dell’azienda leader nel settore dell’internazionalizzazione: al momento, afferma Zhu, tutto resterà in Italia poichè il livello di qualità che contraddistingue il marchio Krizia è ‘effetto dell’enorme lavoro e impegno di piccoli artigiani e stilisti.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Negli ultimi anni lo shopping cinese in Italia ha riguardato anche il settore Fashion: il 35% della sartoria di alcuni brand che hanno come target giovani dai 17 ai 30 anni sono prodotti Made in China (es. Miss Miss, Terranova, Calliope etc.): nonostante ciò mantengono una soglia di qualità media e prezzi contenuti.
Zhu Chongyun, secondo Forbes, è una delle 50 imprenditrici più influenti nell’industria mondiale nel settore della haute couture. In Cina ha creato un gruppo di pret-à-porter con 5 marchi, 4.000 dipendenti e un giro di affari di quasi 500 milioni di dollari, quasi paragonabile al nostro Giorgio Armani.

Perché è meglio non usare Wordpress come e-commerce

Ecco i giudizi, opinioni e commenti degli esperti web dell’azienda EGO International Group in merito.

“Oggigiorno tanti e-commerce sul web sono realizzati attraverso WordPress, software gratuito (almeno per i primi step), altri utenti scelgono Joomla, una delle piattaforme più diffuse per il commercio elettronico, ma poco utilizzata.

Joomla non è nota come una piattaforma popolare, soprattutto se si desidera personalizzare il sito, mentre la maggior parte dei siti di WordPress sono fatti da vari piccoli siti che vendono pacchetti convenienti per pochi migliaia di euro agli imprenditori di e-commerce che pensano di essere in grado di gestire da soli un business sul web.

WordPress è una piattaforma creata per scrivere dei blog e postare articoli, eccellente per essere indicizzati e abbastanza facile da navigare, ma se visto per uno scopo di implementazione di un e-commerce è troppo basico, poco safety e marginale.

Che piattaforma utilizzare?

Se l’azienda punta maggiormente su un business blog e vende pochi prodotti e in piccole quantità può essere un tool efficace. Tuttavia se cresce la domanda e l’offerta online si dovrà rivedere e rinnovare la piattaforma.

Fare un e-commerce con WordPress è più veloce e più economico rispetto ad altre piattaforme, ma un vero professionista che fa la cura del vostro progetto e il denaro non potrà mai consigliare a basso costo e-commerce come quest’ultimo. Questo perché per la saturazione del mercato un e-commerce a basso costo è destinato a fare bancarotta o essere destinato a un mercato di nicchia.

Dobbiamo tenere a mente che l’imprenditore non è nel settore, ed è comprensibile che non conosce a sufficienza la materia, ecco perché viene in aiuto un consulente web specifico e preparato, in grado di consigliare lui quello che realmente deve essere fatto per la propria attività sia all’interno di un National che International trade.

Infine WordPress può essere utilizzato per le PMI e le attività personali, piccoli negozi e non per le aziende internazionali o multinazionali.

Italia versus Cina nel settore Fashion and Textile

Raffinatezza dei tessuti e glamour per l’Italia

Se la Cina è il più grande fornitore di prodotti tessili e abbigliamento per l’industria della moda italiana, è altrettanto vero che l’Italia batte la Cina in termini di qualità, raffinatezza dei tessuti e glamour: non a caso il Made in Italy in campo moda è in crescita costante soprattutto se si parla di vendita di capi di abbigliamento di grandi marchi (Armani, Prada, D&G e Furla).

In generale, secondo i dati preliminari rilasciati dal Sistema Moda italiano, nel settembre 2016 si prevede che le esportazioni tessili e di abbigliamento in tutto il mondo raggiungano il 6%, per un valore complessivo di 30 miliardi di euro.
Concentrandosi solo sul mercato cinese, secondo i dati Istat, elaborati dal Sistema Moda italiano, la bilancia commerciale italiana rispetto alla Cina nel 2015 è stata in perdita di 200.000 milioni di euro. L’industria tessile ha visto un aumento delle importazioni del 10%, pari a 1 miliardo di € 430.000.000 (+ 11% in volume), e una diminuzione dell’ 1% a 320 milioni (-3,2% in quantità) per un saldo negativo di 125 milioni di euro.
Il settore dei tessuti per la casa, maglieria e accessori, ha mostrato un aumento delle importazioni del 10% a 5000 miliardi di euro e un aumento delle esportazioni del 13% pari a 900 milioni.
Nel 2016 le importazioni della Cina nel mondo potrebbero raggiungere 15.000 miliardi, in Italia al 2000 miliardi, dove il tessile contribuirebbe per 425 milioni di euro.

Quali sono i giudizi e i commenti di EGO International Group in merito?

Gli Export Manager dell’azienda riminese affermano: “E’ molto importante conoscere e valutare le norme circa le decisioni del governo cinese e le esportazioni italiane verso la Cina: il governo cinese ha ridotto in modo significativo i dazi all’importazione in Cina per alcuni beni di consumo, in particolare per la moda e l’abbigliamento.”

La Repubblica popolare cinese ha diminuito le aliquote dei dazi su alcuni articoli di abbigliamento, calzature, cosmetici, solari, pannolini e altri prodotti, al fine di incoraggiare i consumi e stimolare la crescita economica del paese.

Tale riduzione avrà quindi un effetto di spinta per il consumo cinese, spingendo l’importazione di prodotti Made in Italy (che al momento stanno nella rosa dei favoriti).